Alle pendici di un antico vulcano Il territorio presenta una notevole variabilità morfologica, in cui sono compresenti aree quali il basamento calcareo e la fossa bradanica e aree montuose e collinari della catena appenninica.

Tra queste si distingue un’area morfologica del tutto caratteristica e unica, rappresentata dalla regione vulcanica del Vùlture, dominata dalla presenza di un antico vulcano che si erge per 1.326 metri e caratterizzata dalle piane sottostanti costituite da materiali lavici. Il monte Vùlture è un vulcano a recinto nel cui cratere sono incastonati i due piccoli laghi di Monticchio. E’ solcato da una serie di valloni che fungono da raccordo tra la media montagna e il bacino del fiume Ofanto, dove insiste una consistente rete di torrenti, tra cui di rilievo l’Olivento: un ambiente ideale per lo sviluppo dell’agricoltura che caratterizza il paesaggio con vaste aree dedicate alle colture di olio, vino e cereali e con pochi centri abitati. L’agricoltura dell’area del Vùlture, data la natura del territorio, è prevalentemente realizzata in collina. L’olivo e la vite trovano un contesto esemplare nel particolare pedoclima dell’area, unito alle specifiche caratteristiche morfologiche e ambientali, quali i venti caldi dell’Adriatico. Il complesso del Vùlture si rivela altresì l’habitat naturale per numerose specie animali, che possono contare su un ecosistema ancora intatto e su una vasta varierà ambientale. L’area del Vùlture presenta, infine, manifestazioni sorgive idrominerali, in particolare quelle utilizzate come acqua da tavola, derivanti dall’infiltrazione delle acque piovane nelle permeabili formazioni vulcaniche.

Tra Melfi e Rapolla, nel cuore del Vùlture  Il territorio prossimo alla via Appia, la regina viarum, nelle valli ad est del Monte Vùlture, è sempre stato caratterizzato dalla presenza diffusa di masserie rurali, sin da epoca romana.

Dall’anno Mille, con la fortificazione muraria di Melfi ad opera dei Bizantini, gli insediamenti sparsi nell’area del Vùlture, assumono caratteristiche di centri abitati, come Rapolla (prima Strapellum) e Venosa. Con l’arrivo dei Normanni nel secolo XI e più tardi con gli Svevi di Federico II, la città di Melfi e i centri urbani tra l’area del Vùlture e il bacino dell’Ofanto accrescono la loro posizione dominante e ampliano la dimensione urbanistica, sociale e culturale. Nei secoli successivi al XIII, il territorio di Melfi si attesta su confini che in sostanza sono resistiti fino ai nostri giorni, seguendo le sorti dell’Italia Meridionale sotto le dinastie reali francesi e poi spagnole. Il XIX e il XX secolo rappresentano una rilevante crescita culturale per l’area del Vùlture, con scuole, biblioteche e tipografie che apportarono uno sviluppo socio-economico e un fervore di iniziative operose ed intellettuali: l’Istituto Professionale per Contadinelli del 1866 e la Biblioteca Popolare Circolante di fine ‘800, rappresentano due esempi emblematici di come agricoltura e attività di studio hanno da sempre caratterizzato i luoghi e le genti di questo territorio.

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